All'improvviso, il valore della scrittura

Libri da leggere e da compilare, agende, penne, inchiostri cancellabili. Tempo e felicità.

Ex Abrupto - All’improvviso, come tutto quello che conta

A cura di Alessia Pizzi

N.8 - 16 Maggio 2021


Sono passati quasi 3 mesi dall’ultimo contenuto pubblicato qui. Chi ha letto l’introduzione di Ex Abrupto, quindi, potrà dedurre che ho trovato poco tempo per scrivere liberamente, come mi ero riproposta quando ho aperto questo spazio.

Inaspettatamente, però, mi ritrovo con molti più iscritti. Questo significa che i contenuti lasciati qui hanno seminato su Google e sui Social Networks: e ora, in piena primavera ecco i frutti di questo lavoro, che poi lavoro non è. (Grazie per il tuo interesse!)

Scrivere Gratis o a Pagamento?

Con una frase semplice arriviamo un po’ al dunque: scrivere è un’attività creativa, e, in quanto tale, spesso è considerata un hobby. Dove si trova, però, il confine tra lavoro e relax, ma soprattutto tra attività gratuita e a pagamento?

Il confine, credo, lo dobbiamo decidere noi. Molte persone scrivono per passione (pensiamo ai moltissimi blogger) e per caso la loro passione si trasforma in attività. Altri, più smaliziati, impostano subito la loro scrittura in modo tale che si converta in guadagno (pensiamo ai bookblogger). Altri ancora, tipo noi su CulturaMente (che oggi è offline e quindi è evidente perché ho più tempo per scrivere), si divertono e basta.

Poi c’è anche chi, come nel caso della poeta (o poetessa) Anne Sexton, scrive per sfuggire alla depressione e diventa una scrittrice famosa; o chi, come Antonia Pozzi, scrive privatamente, si suicida, e diventa famosa postuma. (Ti lascio un video sulla prima e un suggerimento sulla seconda: leggi “A cuore scalzo”.)

La scrittura è un mezzo potente. Diffonde, diverte, libera. In alcuni casi imprigiona pure. Pensate a Roberto Saviano, che dopo il libro Gomorra deve girare con la scorta. Scrivere è una scelta a volte, una scelta legata ad una necessità, quasi un dovere morale per dirla alla Oriana Fallaci. Altre volte, invece, è un gioco. Altre volte ancora, è un’attività non riconosciuta pienamente.

Ma davvero scrivere deve avere per forza un senso?

Tra informazione e promozione

Potrei aprire l’amaro capitolo sui giornalisti che scrivono gratis e sui giornali che pagano a visualizzazioni anche solo per rendere chiaro il concetto errato di contenuto gratuito, ma credo che sappiamo tutti di cosa sto parlando. Non è un caso che molti giornalisti stiano iniziando a usare Substack in America per guadagnare e mandare i giornali a quel paese. Guarda anche cosa ha fatto la giornalista Carola Frediani con il suo Substack: ha aperto le donazioni per la sua newsletter dedicata alla cybersecurity rendendola un’associazione culturale.

Una ragazza che conosco, e che di mestiere fa proprio la creatrice di contenuti di marketing, ha scritto su LinkedIn che non riesce a scrivere, è bloccata perché in quel Social Network tutti scrivono i loro obiettivi, i risultati, le notizie importati del proprio settore. E lei non si sente abbastanza preparata per farlo. Questa corsa al contenuto più forte sta diventando davvero dannosa. Non dico che dovremmo scrivere e pubblicare tutto quello che ci passa per la testa, ma nemmeno avere paura di farlo. Soprattutto, bisognerebbe capire che alcune persone utilizzano i Social per corroborare la loro visibilità “commerciale” sul web. Un like può diventare un cliente, ma non è così per tutti. Esistono anche persone che non sanno come poter rendere la loro scrittura un mestiere. Quasi si vergognano a farsi pagare per interviste e recensioni.

Il riassunto è che abbiamo molti strumenti, ma non tutti li conoscono nel loro pieno potenziale, e non tutti li interpretano con lo stesso fine.

Credo che si dovrebbe fare chiarezza tra contenuto di informazione e contenuto di promozione. Non c’è una regola precisa da seguire, ognuno si dà le proprie. Un po’ come quando su CulturaMente pubblico la recensione di uno spettacolo perché sono stata accreditata, ma prima di farlo mi viene chiesto di pubblicare anche il comunicato stampa per promuovere l’evento. Promozione per me significa pubblicità, e la pubblicità si paga. La recensione è critica, mentre fare copia e incolla dei comunicati, oltre a non essere una best practice su Google perché non offre un contenuto originale al lettore, non è adatto a tutte le linee editoriali. Naturalmente chi fa news ha dei redattori che rielaborano tali contenuti perché fa parte del loro piano editoriale, ma un blog di opinione che se ne fa delle news duplicate all’infinito? Nulla. Piuttosto, può offrire dei pacchetti di visibilità promozionali, i cosiddetti “publiredazionali”, per dare visibilità.

I bookblogger, invece, di solito vendono scatti promozionali dei libri e recensioni. Diventano dei veri e propri influencer del libro, trainando acquirenti grazie a foto appetibili sui Social Network. La qualità delle recensioni, però, raramente è alta.

Allora cosa dovrei pensare di Carola che si fa pagare la newsletter? Che anche l’informazione a volte si paga. Per approfondimenti di nicchia è come acquistare una rivista specializzata in edicola. Condivido un po’ meno l’abbonamento ai giornali online: alcune notizie (ad esempio di cronaca) dovrebbero essere di pubblico dominio, sempre.

Tutto questo per dire che ci sono vari tipi di scrittura e vari luoghi per declinare tali contenuti: chi si occupa di comunicazione, secondo me, dovrebbe osservare quello che richiede e a chi. Non tutti i portali possono offrire le stesse esperienze.

Per fare un ultimo esempio, molti mi hanno chiesto quanto ho pagato per far recensire il mio libro o per farmi intervistare. Assolutamente nulla: attivandomi con una campagna di Digital PR ho semplicemente proposto il mio libro in giro. A chi mi ha chiesto soldi per recensire ho detto NO, ma non li giudico. Ciascuno è libero di vendere con trasparenza i servizi che ritiene opportuni.

Con la scrittura, quindi, si può guadagnare. Ma ci si può anche divertire, prima di tutto.

Consigli per leggere e scrivere (a prescindere dallo scopo, ché una cosa tira l’altra)

Ho deciso di lasciare a te lettore o lettrice un elenco di consigli, frutto di esperienza vissuta che ho raccimolato negli ultimi mesi.

  • I corsi online per la scrittura creativa non fanno per me. Ti arrivano le lezioni online e tu dovresti scrivere cose della tua vita in base a una serie di domande che ti vengono fatte online… via email.

  • Molto migliore è il libro che ho trovato a Bologna, presso la libreria di Eataly: 642 idee per scrivere, casa editrice L’Ippocampo. Lo apri e dentro trovi delle tracce per sbizzarrirti a scrivere dei contenuti creativi che ti sbloccano moltissimi ricordi, ti fanno sorridere e fantasticare. Ad esempio devi scrivere contenuti tipo: “A cosa pensa la tua scrivania di notte?”. Bo, la mia penserà che abbiamo un rapporto troppo simbiotico.

  • Tenere un diario è molto terapeutico. Non so come vivi le tue emozioni, ma io ne tengo addirittura più di uno per sforgarmi. In un’agenda scrivo le mie esperienze, in un’altra scrivo le mie emozioni come se fossero prosa o poesia. Se poi non vuoi tenere traccia di questi “scritti proibiti” ti suggerisco il RocketBook: scrivi e cancelli. Oppure le bellissime penne di Legami, cancellabili, ma soprattutto a forma di animale. :) Ti sconsiglio di cancellare tutto, però: qualcosa potrebbe trasformarsi in un libro!

  • Un’altra cosa che aiuta molto la scrittura è la rilettura. Da quando produco in formato audio la newsletter di CulturaMente, sono costretta a rileggere quello scrivo a voce alta e questo ha reso la mia comunicazione molto migliore. Se vedo che il periodare non è fluido in lettura, lo correggo. Molti mi hanno detto che nell’ultima audio newsletter non si sente che sto leggendo. Questo mi ha reso molto felice.

  • Ho regalato ad un amico che ha cambiato lavoro un’agendina giapponese per tenere traccia delle sue attività (budget, spese, entrate). Non lo so, ma mi ha reso felice regalare carta. Si chiama Kakebo.

  • Credo sia impossibile scrivere senza una playlist adeguata (tipo Zen Garden su Spotify), delle candele profumate di qualsiasi tipo (io sto provando la Muhà menta e sandalo), e delle bevande, tipo tè, tisane o orzo. Prova l’orzo al cioccolato.

  • Ultimo suggerimento, un libro che non ho letto, ma che secondo me può aiutare a fare ordine: “Finché il caffè è caldo” di T. Kawaguchi. Non so te, ma io continuo a comprare libri che non so bene quando leggerò. Molti giudicano questo comportamento - io per prima quando devo traslocare e incollarmi le scatole sulla schiena - ma dopo che la Mondadori in pieno lockdown è sbocciata sotto casa mia a Roma, non ho potuto evitarlo. I libri aspettano il momento giusto per essere letti. Che fretta c’è?


Se questo contributo ti è piaciuto lasciami un cuoricino per farmelo capire o un commento per segnalarmi qualche spunto. Non so se ti è stato utile, ma per me è stato utile scriverlo: mi sono rilassata e ho messo un po’ in ordine qualche idea.

P.S. Un grazie a miopadrelavoraonline.it per aver linkato la mia newsletter sul suo sito come esempio di contenuto su Substack: se vuoi saperne di più su come si usa facilmente questa Newsletter in formato Blog, ti lascio la mia guida. Consiglio questa piattaforma sia a chi vuole divertirsi come faccio io, sia a chi vuole guadagnare con le newsletter. Tra l’altro, è gratuita.

Alla prossima. E se non vuoi perderti le nuove uscite… iscriviti alla newsletter, appunto.